Riforma delle pensioni

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Riforma delle pensioni

Tags: Riforma pensioni, Tabella riforma pensioni

La pensione dei lavoratori dipendenti e autonomi

Le nuove regole secondo la riforma delle pensioni di Prodi

Lavoratori precoci e non

REQUISITI
FINESTRE
POSSIBILI
INCENTIVI A RIMANERE
REQUISITI
FINESTRE POSSIBILI
2004 – 2007
dal 2008 in poi
ANZIANITA’

Per i lavoratori dipendenti privati e pubblici sono necessari 35 anni di contributi e 57 anni di età oppure 40 anni di contribuzione a regime (nel 2004 il requisito alternativo di sola contribuzione, indipendentemente dall’età, è di 38 anni)

Per i lavoratori dipendenti cosiddetti “precoci” (cioè che hanno lavorato almeno un anno tra i 14 e 19 anni e sono quindi in possesso di un anno di contribuzione in tale periodo) sono suff. , sempre per il 2004, 35 anni di contributi e 56 anni di età

Per i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni, mezzadri e imprenditori agricoli a titolo principale) sono necessari 35 anni di contributi e 58 anni di età, o in alternativa 40 anni di contributi

Gennaio, aprile, luglio, ottobre

I lavoratori del settore privato che maturano, entro la data del 31.12.2007, i requisiti per la pensione di anzianità (cioè 35 anni di contributi e 57 anni di età) e che decidono  di non andare in pensione, riceveranno un aumento in busta paga equivalente al controvalore dei contributi previdenziali versati all’ente di previdenza, cioè il 32,7% della loro retribuzione. L’aumento sarà netto, cioè esente da ogni tipo di imposta

35 anni di contributi(non devono essere considerati i contributivi figurativi per malattia e disoccupazione indennizzata per il raggiungimento dei 35 anni) e 60 anni di età (per le donne  60 anni danno diritto alla pensione di vecchiaia)

* In via sperimentale solo per le lavoratrici dipendenti si confermano i requisiti attuali (minimo contributivo di 35 anni ed età di 57 anni) per l’accesso alla pensione di anzianità con la penalizzazione consistente nella liquidazione della pensione con il sistema di calcolo completamente contributivo.

Naturalmente, in tutte le predette situazioni vale anche il requisito alternativo di 40 anni di contribuzione (in questo caso ono utili anche i contributi figurativi di malattia e disoccupazione indennizzata per il conseguimento dei 40 anni), indipendentemente dall’età

Per i lavoratori autonomi (coltivatori diretti, coloni, mezzadri, artigiani e commercianti): dal 2008 al 2009: requisiti minimo contributivo di 35 anni e 61 anni di età; dal 2010 al 2013: requisito minimo contributivo di 35 anni e l’età di 62 anni; dal 2014 in poi: requisito minimo contributivo di 35 anni e l’età di 63 anni

*Sperimentalmente fino al 31 dicembre 2015 viene confermata solo per le lavoratrici autonome il diritto alla pensione di anzianità con il requisito minimo di 35 e l’età di 58 anni (la pensione, però, verrà liquidata con il sistema contributivo). Anche qui vale il requisito alternativo dei 40 anni di contribuzione prescindendo dall’età

Dal 2010 al 2013: requisito minimo contributivo di 35 anni e l’età di 61 anni

Dal 2014 in poi: requisito minimo contributivo di 35 anni e l’età di 62 anni

Per i lavoratori dipendenti le future finestre scattano nella maniera seguente: quando la maturazione dei requisiti si verifica nel secondo trimestre dell’anno la finestra è quella del 1° gennaiodell’anno successivo con età pari a 57 anni entro il 31 dicembre; con requisiti perfezionati nel quarto trimestre dell’anno, la finestra è quella del1°luglio dell’anno successivo. Per il personale del comparto scuola si continuano ad applicare anche dopo il 2007 le disposizioni contenute nell’articolo 59, comma 9, della legge 449/97 (una sola finestra al 1° settembre)

I lavoratori autonomi che conseguono il trattamento pensionistico di anzianità entro il secondo trimestre dell’anno possono andare in pensione con decorrenza ( finestra) dal 1° luglio dell’anno successivo, mentre se in possesso dei previsti requisiti entro il quarto trimestre dell’anno, si vedranno aprire la prima finestra utile il 1° gennaio del secondo anno successivo alla data di conseguimento dei requisiti.

VECCHIAIA CONTRIBUTIVA
5 anni di contributi ed età fra i 57 e 65 anni (1)
Non previste
Coefficiente di trasformazione della pensione(3)
Dal 2008: 5 anni di contributi e l’età di 65 anni per gli uomini e 60 per le donne, oppure con 40 anni di contribuzione indipendentemente dall’età

Dal 2008 al 2009: 35 anni di contributi e l’età di 60 anni per i soli uomini, in quanto le donne raggiungono il diritto con 5 anni di contribuzione effettiva e 60 anni di età

Dal 2010 al 2013: 35 anni di contributi e l’età di 61 anni, sempre per i soli uomini

Dopo il 2013: 35 anni di contributi e l’età di 62 anni, sempre per i soli uomini

Non previste
VECCHIAIA RETRIBUTIVA
20 anni di contributi (2)e 65 anni di età per gli uomini e 60 anni per le donne, dal 1° gennaio 2000 in poi
Non previste
Nessuno (4)
   
Non previste

Note: (1) la pensione con 57 anni di età deve essere di importo non inferiore a quello dell’assegno sociale maggiorato del 20%;

(2) congelato a 15 anni in determinati casi;

(3) a 57 anni il coefficiente di trasformazione è al minimo (4,72%) e aumenta ogni anno fino al massimo di 65 anni (6,136%);

(4) per effetto della Finanziaria del 2000, per i lavoratori, con almeno 40 anni di contributi ma meno di 65 anni (60 anni se donna), che restano in attività, il 40% dei contributi versati va alle Regioni di residenza per finanziare attività di assistenza agli anziani non autosufficienti e alle famiglie, mentre il 60% concorre all’aumento dell’ammontare della pensione, calcolato secondo il sistema contributivo, a decorrere dal compimento dell’età pensionabile.

La legge di riforma delle pensioni prevede dal 2008, le seguenti eccezioni:

PENSIONI DI ANZIANITA’: anche dopo il 2008 sarà possibile andare in pensione anticipata, anche se (per incentivare la permanenza al lavoro) la pensione di anzianità sarà calcolata sulla base del metodo contributivo

ATTIVITA’ USURANTI: chi svolge un lavoro duro (da definire con le parti sociali) potrà andare in pensione anticipatamente senza penalizzazioni

LAVORATRICI MADRI: le madri che lavorano potranno ritirarsi dal lavoro con un regime agevolato (da definire con le parti sociali)

LAVORATORI PRECOCI: chi ha iniziato a lavorare prima dei 18 anni avrà garantito un regime agevolato (da definire con le parti sociali). La delega contiene inoltre alcune questioni ancora in sospeso, che non avranno attuazione immediata perché richiedono un confronto tra il Governo e le parti sociali, il Governo e le regioni, il Governo e le autonomie locali:


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Pubblicato il Thursday, October 11th, 2007 alle 23:23 in Politica italiana.

5 Commenti su “Riforma delle pensioni”

  1. moreno dice:
    July 4th, 2009 at 18:56

    Ho iniziato a lavorare a 16 anni in modo ufficiale (cioè a libretto) presso la catena di montaggio di un calzaturificio.
    Naturalmente ho lavorato anche prima non in regola con i contributi ( dato che gli autonomi per cui ho lavorato non me li hanno versati) facendo lavori saltuari. Ho cambiato diversi mestieri, e mentre lavoravo di giorno la sera studiavo, ho fatto dei corsi e mi sono preparato per diversi anni perchè il mio sogno era entrare nella pubblica amministrazione. Ho partecipato a diversi concorsi fino a quando sono riuscito nell’intento, sono diventato un agente di Polizia Locale. Ora ho 33 anni di lavoro e 50 di età, ma vi dico che sono stanco di fare i turni, di litigare con i rom, di rincorrere i delinquenti, di essere offeso e a volte oltraggiato da ubriachi e da quanti sono irrispettosi verso le leggi e i regolamenti. Senza contare gli anni in cui ho fatto il garzone da carrozziere il camionista l’operaio per lunghi anni alla catena di montaggio. Ebbene non ho sentito nessuna voce venire dal sindacato per difendere i lavoratori precoci, e questo mi ha amareggiato, perchè non ho vissuto l’adolescenza che hanno vissuto i miei compagni, perchè nella mia famiglia (numerosa) c’era bisogno di lavorare e portare a casa lo stipendio. Nessuno sa che il capo fabbrica ti controllava e spesso ti insultava ( dato che così giovane non avevi il coraggio di reagire) se non reggevi il ritmo della catena di montaggio, e che noi avevamo paura di perdere quel lavoro che tanto serviva per aiutare la famiglia. Ora sono stanco, ed anche fisicamente, forse proprio perchè sfruttato da quando ero ragazzino,sento che non sono più come quando avevo 30 anni, e nemmeno come a 40,e questo i nostri politici lo devono calcolare. E’ giusto prestare la propria opera lavorativa in modo corretto ed impegnato, ma proprio chi ha lavorato seriamente ed ha dato molto sia fisicamente che intellettualmente, si ritrova ad una certa età non più operativo come chi ha invece risparmiato le forze; alla luce di questo vorrei chiedere ai nostri politici se hanno tenuto conto del fatto che, con la nuova riforma delle pensioni, quando la stessa arriverà a regime,la pubblica amministrazione e le aziende si troveranno con una marea di dipendenti cosiddetti anziani e poiché non si potrà assumere se questi non se ne andranno, non pensano che potrà esserci un disservizio per i cittadini ed i funzionari dirigenti che avranno a disposizione personale vecchio e magari dopo tanti anni anche demotivato? Certo gli over 50 non sono aitanti come un ventenne o un trentenne o anche un quarantenne. Credono che potrebbe esserci la necessità di svecchiare la pubblica amministrazione? Non pensano che sarebbero bastati i 35 anni di lavoro onesto per concedere il meritato riposo ad un lavoratore? Come pensano di ovviare all’inconveniente rappresentato dagli acciacchi che eventualmente dovessero presentarsi a causa dell’età? Sicuramente si spera non tacciando di fannulloneria un lavoratore che è stato spremuto a dovere per tanti anni, in particolare se è un lavoratore precoce che per esigenze famigliari ha iniziato a lavorare ancora adolescente (dato che a quei tempi, i precoci svolgevano solo lavori molto duri). Ed ancora: non potrebbe essere che, sempre a causa dell’invecchiamento del personale in servizio, si andrà in contro tendenza ed invece del calo delle assenze per malattia, possano fisiologicamente in futuro aumentare? Questo ovviamente riferito a tutti i lavoratori, sia del pubblico che del privato. Per un lavoratore pubblico e non, che ad una certa età non sarà più aitante come in gioventù,e quindi meno redditizio dal punto di vista fisico, sono previsti cambi di mansione o incarichi meno gravosi? Non credo che questo aspetto sia sfuggito ai nostri ministri e sarei contento di sapere cosa ne pensano sia loro che i nostri rappresentanti sindacali. Purtroppo su questo nessuna risposta, tutto tace,come se il silenzio potesse fare sparire il problema. E’ proprio vero che pancia piena non pensa alla vuota…..Cosa vuoi che gliene importi se noi non ne possiamo più? Anzi qualcuno dice che forse sperano di sfinirci completamente ed avere così pensioni in meno da pagare…..
    Credo che i sindacati dovrebbero promuovere manifestazioni di piazza per far valere i diritti di coloro che sono stati bambini lavoratori, purtroppo dalla pubblicità che vedo alla televisione tutti si interessano giustamente ad ostacolare il lavoro minorile, ma negli altri stati e continenti….!!! si vede che noi a suo tempo eravamo minori che non meritavano e non meritano tuttora che siamo adulti, di essere presi in considerazione!!! nessuno sconto per noi lavorare! lavorare! lavorare!! da bambino e da… grande!! peccato che chi ce lo impone spesso non sappia cosa vuol dire questa parola, e forse proprio per questo aggiungono con tanta facilità anni di lavoro sulle nostre spalle! Certo per noi non sarebbe un vantaggio scambiare gli anni lavorati da ragazzino con quelli lavorati da un uomo adulto e formato, figuriamoci così che non ci concedono neppure quello!!Non siamo animali da soma!! siamo uomini!! e dopo una vita di lavoro uomini stanchi!!
    Moreno

  2. Elda Salvadori dice:
    September 17th, 2009 at 13:52

    sono pienamente d accordo con te ,perchè ho avuto una vita simile alla tua, ho iniziato a 15 anni in un calzaturificio e oggi sono artigiana (con poco lavoro)e mi mancano 4 anni per arrivare a 40 di contributi pultroppo sono nata onesta e tengo duro i sindacati aiutano solo la massa della gente che può portargli il soldo

  3. Virginio dice:
    March 23rd, 2010 at 19:26

    Io insegno. Ho 56 anni e 38 anni di servizio. Non potevo cominciare a lavorare prima perchè ero impegnato a diventare grande.

    Ora vedo che va ancora in pensione chi ha 35 anni di contributi e 59 anni di età. Io ho già lavorato di più ma sono troppo giovane per cui dovrò arrivare a 40 anni di servizio.

    Veramente incredibile!!! Viene premiato non chi ha lavorato ma chi è invecchiato, magari senza lavorare. Con la complicità del sindacato, dei governi sia di sinistra sia di destra.

  4. catia dice:
    March 28th, 2010 at 11:23

    Hai ragione, i veri fannulloni sono quelli che hanno fatto leggi ab misuram per se stessi.
    Vergogna, che vadano a lavorare anzichè maturare le pensioni dopo solo 5 anni di mandato.
    Ma quanta gente stiamo mantenedo?
    Viva il movimento 5 stelle e speriamo che spazzi via questa feccia.

  5. Stefania dice:
    June 14th, 2010 at 13:38

    E’ UNA VERGOGNA, I NOSTRI POLITICI MATURANO PENSIONI STRATOSFERICHE SOLO DOPO 5 ANNI, PRENDONO UN SACCO DI SOLDI SENZA CONSIDERARE TUTTE LE ALTRE AGEVOLAZIONI ALLA LUCE DEL SOLE O…ALTRE…CHE SI CREANO LORO STESSI…IL LORO NUMERO è ALTISSIMO E MANDANO NOI DONNE IN PENSIONE A 65 ANNI, MA NON SOLO. IO SONO UN’INS.DI 59 ANNI CHE HA SEMPRE LAVORATO CON IMPEGNO E ONESTA’ E MI HANNO BLOCCATO LO SCATTO DI DICEMBRE E GLI AUMENTI…IN PIU’ DEVO LAVORARE ANCORA TANTI ANNI…GRRRR, MA PERCHè NESSUNO FA NIENTE?LA COMUNITA’ EUROPEA NON DICE CHE LA FINANZIARIA DEBBA ESSERE EQUA?

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